
Questa sera gran finale e vedremo se si sbottonerà. Per i premi la giuria si sta riunendo: si parla di un testa a testa tra Tony Manero del cileno Pablo Larrain e Die Welle (L'Onda) del tedesco Dennis Gansel. Mancano poche ore al gala. Ed è già tempo di bilanci. La Martini, critica cinematografica di lungo corso (ha diretto Film Tv) e che del festival è stata una delle menti, è soddisfatta. Difende anche la scelta di W.: "E' un buon film, meno retorico rispetto ai suoi ultimi deludenti lavori. Appena l'ho visto ho detto: Stone è ritornato al passato e anche con un po' di humour . E' un'opera che testimonia come in America gli anticorpi liberal sono sempre vivi". Non parla – essendo ancora gara aperta - del concorso lungometraggi di cui è stata responsabile, ma si esprime sui film che ha preferito, fuori competizione: "Sicuramente United Red Army di Koji Wakamatsu e Of Time and the City di Terence Davies". Nega qualsiasi competizione con il festival di Roma, anche se Torino alla capitale aveva proprio soffiato la pellicola di Stone: "Non c'è concorrenza perché le due rassegne sono così diverse". Sotto la Mole si punta sul binomio qualità e popolarità. E l'idea di Moretti, confessata alla stampa estera, di portare il Tff in giro per altre città le piace pure. Giù il sipario, allora, con l'anteprima al Massimo del film di John Maybury, storia d'amore ispirata alla vita di Dylan Thomas, con Kiera Knightley e Sienna Miller. E poi vedremo se verranno sciolti i dubbi sul futuro. Sulle spine anche i lavoratori del festival.
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