lunedì 4 giugno 2012
Siamo tutti figli della società eccitata
Inquieto, nevrotico, affamato di stimoli anche momentanei, assuefatto da un profluvio di choc emotivi (che non hanno tempo di sedimentarsi nella coscienza), sovraeccitato ma non appagato: ecco l’homo sapiens del XXI secolo, preda di un sovraccarico di sensazioni audiovisive. A tutti i costi. Perché, a tutti i costi, bisogna esserci, anzi essere percepiti. E sgomitare per non rischiare la dannazione all’oblio eterno. Lo spiega bene Christoph Türcke, professore di filosofia all’Accademia di arti visive di Lipsia, nel suo La società eccitata; Filosofia della sensazione (Bollati Boringhieri, 2012, pagine 342), un’imponente e complessa analisi della contemporanea società della sensazione: «Una società che non è nuova per niente, bensì in costruzione da secoli». Türcke elabora una (post)moderna declinazione, un’estrema propaggine, della Società dello spettacolo di Guy Debord, lo fa in modo serio, attualizzando le intuizioni del teorico del situazionismo e ancorandole a un terreno storico. Ha costruito così un’archeologia del concetto di sensazione, dal Rinascimento all’Illuminismo a oggi. Lungo secoli in cui il significato fisiologico di sensazione ha subito uno slittamento semantico: «Dalla percezione più comune alla percezione dell’inconsueto per disegnare, da ultimo, l’inconsueto stesso». Il sensazionale, che dovrebbe essere raro oltre che sconvolgente, da caso limite diventa norma.
[CONTINUA]
mercoledì 9 maggio 2012
Le cartucce del governatore Cota contro il referendum anti-caccia
Una battaglia lunga 25 anni scippata in una manciata di minuti. Quelli impiegati per approvare un emendamento alla finanziaria proposto dall'assessore piemontese Claudio Sacchetto (Lega Nord) per abrogare la legge regionale sulla caccia e, così, cancellare il referendum previsto per il prossimo 3 giugno. Ebbene sì, in Piemonte si doveva votare per limitare la caccia, proteggere 25 specie (alcune a rischio di estinzione), impedirla la domenica e su terreni innevati. Un appuntamento atteso dal 1987, quando le associazioni animaliste e ambientaliste raccolsero 60mila firme ma furono poi trascinate in un'estenuante battaglia legale attraverso 9 gradi di giudizio e ostacolate da un ostruzionismo istituzionale, di ogni colore politico (tanto è forte la piccola lobby dei cacciatori, 0,6% dei piemontesi).
Dopo un quarto di secolo, in attesa di esercitare un diritto di voto, all'inizio di quest'anno il Tar aveva imposto alla Regione l'indizione del referendum. L'appello per il voto era stato firmato dal presidente emerito della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky e si era rimesso in moto il vecchio comitato promotore (Pro Natura, Lav, Lac, Lipu, Wwf, Italia Nostra, Legambiente, Radicali), che ora attacca: «Uno schiaffo alla democrazia». L'abrogazione «è un espediente per evitare il referendum, senza che vengano assunti in legge i quesiti referendari». Ma non si dà per vinto: è pronto a nuovi ricorsi. E il 3 giugno, il movimento sarà in piazza a Torino per una manifestazione nazionale.
Piero Belletti, professore universitario di genetica agraria, è stato uno dei primi firmatari del referendum, ora è il portavoce del comitato: «Sono stati calpestati i diritti dei cittadini: hanno abrogato la legge oggetto di referendum con l'accordo di farne un'altra appena passato il rischio di una consultazione. E hanno giustificato il tutto con il risparmio delle spese (malgrado il comitato avesse chiesto l'accorpamento alle amministrative, ndr)». «Saluto positivamente il risparmio di 22 milioni - ha detto il presidente Roberto Cota - che, in un momento così delicato, potranno essere impegnati a sostegno delle categorie più deboli». Colpo di mano contestato dall'opposizione: Sel, Fds, Idv, M5s e, in modo più sfumato, dal Pd . Ieri, bagarre in aula. E, mentre manca ancora il parere del Collegio di garanzia e il disegno di una nuova legge rimane per Cota «un augurio», Andrea Stara (Insieme per Bresso) avverte che l'escamotage dell'abrogazione «non basta a evitare le urne».
«È grave che le iniziative che favoriscono la partecipazione diretta vengano liquidate come uno spreco. Ovvio che abbiano un costo, se no aboliamo le elezioni?», denuncia Belletti. «Quello che è successo - aggiunge il portavoce - dimostra come in Italia non esista più la certezza del diritto, la classe politica può fare ciò che vuole». Il vuoto normativo è stato coperto dalla legge nazionale sull'attività venatoria, più permissiva (44 specie cacciabili contro le 29 della legge piemontese). Ma il comitato non considera persa la partita: «Oltre a ricorsi amministravi, non escludiamo una denuncia penale. Riteniamo si sia configurata una violazione ai diritti costituzionali dei cittadini».
E, sul tema democrazia, interviene Daniela Bauduin, avvocato e studiosa di diritto: «Ci sono profili di possibile illegittimità costituzionale: hanno abrogato la legge oggetto di referendum ma non l'hanno sostituita con un'altra di diversi principi ispiratori, hanno invece applicato quella nazionale, con principi uguali».
Da il manifesto del 9 maggio
sabato 21 aprile 2012
Alenia, il "covo" Fiom che ha invitato la Fornero
Torino. Corso Marche ha il passo svelto della periferia. Una lunga arteria di scorrimento, anonima come tante, che dovrebbe diventare un nodo residenziale della Torino del futuro. Strade (forse il raccordo urbano della Tav), verde e palazzi al posto dell'area industriale Alenia. Attualmente però, al numero 41, smantellate le officine, ci lavorano ancora 1500 dipendenti, quasi tutti impiegati: il cervello dell'aeronautica militare. È una sede storica, centenaria (fondata nel 1916), prima col marchio Pomilio, poi Ansaldo, Fiat, Aeritalia e, infine, Alenia Aeronautica (dal primo gennaio ribattezzata Alenia Aermacchi), controllata da Finmeccanica. [CONTINUA]
giovedì 8 marzo 2012
Tav, Plano: «Compensazioni? Solo frasi a effetto»

Genova - Sandro Plano è il presidente della Comunità montana della Val di Susa e Val Sangone. Persona mite ma ferma. Cattolico, Pd eterodosso: è contro l’alta velocità Torino-Lione. Una posizione che spesso l’ha portato a duri contrasti con il resto del partito oltre la Valle. Da anni, Plano e la sua giunta si battono contro il progetto Tav a colpi di ricorsi e delibere. E chiedono «un dialogo e un ascolto che non c’è mai stato».
Presidente Plano, il governo sostiene che siano solo due le amministrazioni contrarie al progetto, lei ribadisce che sono, invece, 23 comuni. Perché questa discrepanza sui numeri?
«La Val di Susa ha da sempre un fronte compatto di amministratori contrari al progetto. Sono ventitré i Comuni che hanno approvato una delibera contro la Tav. E non ce ne sono che si siano espressi chiaramente a favore. Il numero “due” (Chiusa San Michele e Sant’Ambrogio, ndr) è riferito a quelli direttamente toccati dal cosiddetto progetto low cost, che, in realtà, non si sa bene cosa sia. Ripeto, se si vogliono considerare le amministrazioni contrarie sono 23 non 2».
Nel documento del governo sulla Torino-Lione, pubblicato oggi sul sito del governo , si parla, tra l’altro, di 135 milioni di euro di opere compensative per il territorio. La considerate una contropartita equa?
«Il governo aveva già sottoscritto un impegno con Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino per 300 milioni (Accordo di Pracatinat, ndr) di investimenti sul trasporto pubblico locale. Nessuno ha visto un euro. L’ultima proposta è stata un futuro stanziamento da parte del Cipe di 20 milioni di euro. Ora come allora riteniamo siano solo dichiarazioni a effetto»
Il Pd non partecipa alla manifestazione della Fiom perché ci sono i No Tav. In realtà, il No Tav invitato dai metalmeccanici della Cgil è lei, che tra l’altro è iscritto al Pd.
«Mi dispiace che la nostra segreteria abbia deciso questa linea. La Fiom ha vissuto ultimamente molte difficoltà, credo che un partito di centrosinistra debba stare vicino ai problemi sollevati dalle tute blu della Cgil e alla gente che la Fiom rappresenta. E non allontanarsene».
Cosa ne pensa della “campagna di de tesseramento” promossa dal Pd di Torino, ovvero non rinnovare la tessera a chi è filo No Tav?
«Mi sembra paradossale. In un mondo dove tutti tesserano tutti, pure i fantasmi, il Pd vuole escludere dalla sua organizzazione chi la pensa diversamente non sui valori del partito ma su una linea ferroviaria».
Come si può uscire dal “muro contro muro”?
«Se il governo continuerà a mostrare muscoli difficilmente se ne potrà uscire. Mi auguro che, finalmente, ci si fermi per riflettere. Insieme a ventitré sindaci ho lanciato un appello ai partiti per l’apertura immediata di un tavolo istituzionale che permetta un confronto nel merito della Torino-Lione partendo da posizioni non precostituite».
lunedì 23 gennaio 2012
E il governo liberalizza le scorie radioattive

Sedata dopo il referendum, la bagarre sul nucleare sta per riaprirsi per un articolo contenuto nel decreto del governo Monti sulle liberalizzazioni. Nascosto tra articoli che hanno avuto finora più eco, c’è infatti spazio anche per l’atomo. Anzi, per i suoi scarti, le scorie. L’articolo 25 (accelerazione delle attività di disattivazione e smantellamento dei siti nucleari) vorrebbe dare impulso al decommissioning e rendere più facile l’autorizzazione di nuovi depositi nucleari, in deroga – se necessario – a procedure ordinarie. «Se fosse approvato autorizzerebbe i nuovi depositi nucleari nei siti a rischio», denuncia Gian Piero Godio, instancabile antinuclearista piemontese di Legambiente, che se non avesse setacciato ogni angolo del decreto non avrebbe scovato una norma sfuggita ai più. [CONTINUA]
Da Linkiesta del 23 gennaio
domenica 22 gennaio 2012
La lotta operaia all’epoca di CentoVetrine

Lo svincolo autostradale di San Giorgio è stato il polmone del dopo Olivetti. In un reticolo di pochi chilometri – stretti stretti tra rotonde e bianche costruzioni – si è concentrata un’alternativa a quel lutto insostenibile segnato dalla scomparsa della “cara azienda”, una via di fuga nel materiale e nell’immaginario. Da un lato, Pininfarina, il suo ramo produttivo chiuso lo scorso ottobre; dall’altro – lungo le evocative via Federico Fellini e via Anna Magnani – Telecittà Studios, la Hollywood piemontese, a San Giusto Canavese. [CONTINUA]
martedì 3 gennaio 2012
Nuovo anno con fortino invalicabile in Val di Susa. Ma i no-Tav resistono
Dal primo gennaio, le maglie della militarizzazione del territorio si sono fatte più strette: «Le aree e i siti del comune di Chiomonte, individuati per l'installazione del cantiere della galleria geognostica e per la realizzazione del tunnel di base della linea ferroviaria Torino-Lione, costituiscono aree di interesse strategico nazionale». Lo ha deciso l'articolo 19 della legge di stabilità, approvata il 12 novembre, a poche ore dalla caduta di Berlusconi. Chiunque varcherà la zona-limite, come ha ribadito il questore di Torino Aldo Faraoni, sarà arrestato: rischia un anno di carcere o una multa di 309 euro (articolo 682 del codice penale). Il movimento è convinto che la decisione non cambierà una virgola della strategia di lotta. «La resistenza - ha detto Alberto Perino - proseguirà come prima. Badate bene, l'area strategica riguarda solo il cantiere e non oltre. Non le strade circostanti, né i terreni d'accesso. Faranno di tutto per prenderci la baita. Ripeto, se pensano di costruire un'opera contro il volere della popolazione hanno sbagliato indirizzo. Possono arrestarci tutti».
Il 2011 è stato un anno importante: la baita senza più sigilli, la libera Repubblica della Maddalena, le notti di musica e d'impegno, lo sgombero del 27 giugno con i gas cs, l'assedio e gli scontri di luglio, la discesa a Torino e le grandi marce d'autunno tra i boschi verso le reti e la baita Clarea che i No Tav non hanno abbandonato nemmeno a Capodanno. «Un anno di svolta - racconta Francesco Richetto, comitato di lotta popolare di Bussoleno - che ha segnato, dopo il 2005 di Venaus, un ritorno delle ostilità. Il 2011 è stato il momento di tornare in piazza e ritrovarsi come nel 2010 contro i sondaggi, questa volta di fronte a un governo ancora più determinato. Una partecipazione continua. Proseguirà la pressione sul "non cantiere" e sugli intenti di allargarlo». I No Tav stanno ipotizzando una manifestazione nei primi mesi dell'anno.
Nelle scorse settimane è stato siglato l'accordo tra Italia e Francia: una nuova società (la terza dopo Alpetunnel e l'erede Ltf) gestirà gli appalti; i lavori per il cunicolo esplorativo della Maddalena partiranno a inizio 2012, quelli della vera galleria un anno dopo. Critica la decisione di rendere l'area sito strategico, il presidente della Comunità montana Sandro Plano, Pd eterodosso: «Un'estremizzazione senza precedenti. Il fatto stesso che la zona sia militarizzata significa che l'opera non ha il consenso della gente, come sostiene invece il commissario Virano. Il decantato Osservatorio non è servito nulla. Si sprecano montagne di soldi e non si recupera il dissesto idrogeologico, non si sistemano le scuole, si chiudono gli ospedali, si tagliano i treni pendolari. Noi amministratori continueremo la nostra battaglia legale. Come nel ricorso contro l'attuale affidamento dei lavori del tunnel geognostico alla stessa ditta scelta ai tempi di Venaus, la Cmc di Ravenna. Allora per un costo di 80 milioni adesso per oltre 100». In disaccordo con l'istituzione del sito strategico, Renzo Pinard (Pdl) sindaco di Chiomonte medita le dimissioni.
Continua, infine, il polverone sollevato dal deputato Stefano Esposito, Pd, su una gita alla Maddalena di un liceo di Bergamo, autorizzata dal consiglio di Istituto e dal preside. Indignato il parlamentare aveva scritto al ministro Profumo e ieri ha aggiunto di essere disposto a pagare una visita al cantiere dove gli studenti potranno «dialogare con gli agenti che presidiano il sito». Massimo Zucchetti, ordinario al Politecnico di Torino, ha scritto, allora, al ministro, suo ex rettore: «Bene hanno fatto gli insegnanti a rendere edotti non soltanto a parole, ma sul campo, i proprio allievi su una questione di importante attualità, esercitando un diritto/dovere sancito dalla Costituzione».
Da il manifesto del 3 gennaio